Concordia
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15. L'effetto osservatore

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Riassumendo quanto detto sopra, è possibile formulare il cosiddetto Effetto dell'Osservatore:

Lo stato di coscienza dell'osservatore (le sue credenze, convinzioni, desideri, sentimenti, pensieri e l'immagine linguistica del mondo che li sostiene) determina la realtà da lui osservata.

Osservatori diversi hanno realtà diverse. L'immagine del mondo fissata nella coscienza dell'osservatore, ossia il suo modello di percezione, è primaria rispetto alla realtà e la determina, e quindi determina l'intera sua vita, la vita dell'osservatore. L'osservatore è ciascuno di noi, ogni essere umano, ogni portatore di coscienza. Se nell'osservatore cambia l'immagine del mondo, cambia anche la sua realtà. Non ha senso discutere su quale realtà sia più reale, o quale immagine del mondo sia più corretta. Ha senso occuparsi solo di comprendere se Tu sia felice o meno nella Tua immagine del mondo e nella realtà generata da essa.

Osservatori diversi hanno realtà diverse. Ma perché allora, nel complesso, percepiamo la realtà in modo simile, perché possiamo parlare di certe cose comuni a tutti come oggettivamente esistenti, percepite da tutti allo stesso modo, e inoltre costruire su questa base un intero sistema di relazioni sociali: produzione, economia, diritto, istituzioni statali e sociali? Perché abbiamo una fondamentale

immagine linguistica del mondo, in cui una sedia è una sedia, un tavolo è un tavolo, un armadio è un armadio (sebbene con lo Stato e l'economia sia già più complesso). Il linguaggio ci permette di comprenderci a vicenda, di accordarci su qualcosa e di interagire efficacemente — non semplicemente al livello della trasmissione di informazioni, ma al livello stesso della creazione della realtà collettiva — grazie al linguaggio noi estraiamo, ossia plasmiamo, dalla zuppa quantistica di tutti i possibili stati del mondo un'immagine a noi comprensibile della nostra realtà.

Ma cosa fare se all'improvviso scopriamo che la nostra immagine del mondo, il nostro modello di percezione della realtà, non ci rende felici? Se a causa sua siamo costretti a lottare gli uni contro gli altri e contro la natura per la nostra stessa sopravvivenza, se soffriamo, ci ammaliamo e moriamo? Se la nostra realtà collettiva è diventata una fabbrica di sofferenze a cui forniamo generazioni sempre nuove dei nostri figli? E per di più, noi come società abbiamo già accettato tutto questo come una norma, e ora — nelle scuole e nelle università — ci limitiamo a studiare le leggi della «realtà oggettiva», consolidando di fatto questa immagine di una realtà circostante a noi estranea e in ogni senso pericolosa, dove se non la natura, allora l'economia, la politica, i concorrenti, il nemico bellico, le armi di massa, la cattiva alimentazione, il rapinatore, il maniaco, la malattia, l'errore medico, il malgoverno, l'incidente e l'invecchiamento — comunque ci uccideranno? Come fare con tutto questo? Come cambiare la propria immagine del mondo, il proprio modello di percezione?

Per cominciare — desiderarlo. Poiché i desideri a livello quantistico si realizzano da Sé. Desiderare di cambiare le proprie credenze e convinzioni riguardo alla «realtà oggettiva, esistente indipendentemente da noi». Riconoscere la verità che siamo ostaggi (leggi «schiavi») di questa Fede, iniziare a chiamare per nome quei sentimenti, quelle emozioni che da questa Fede scaturivano e abitualmente ci dominavano: riconoscere le paure, i risentimenti, la colpa, la collera, la vergogna della propria insignificanza; riconoscere quei desideri che, derivando dai presupposti della nostra Fede, proprio come le emozioni ci possedevano, passando ormai nella sfera delle dipendenze — la gola, la lussuria, la fornicazione, la cinemania, la bramosia di spettacoli, la dipendenza dal denaro e dal comfort esteriore, l'avidità, la brama di profitto e di piaceri a ogni costo, la dipendenza dal caffè, dai dolci, da stimolanti ed energizzanti di vario genere, il desiderio di superiorità sugli altri, l'aspirazione al potere, l'eterna ricerca di colpevoli e di un nemico esteriore…

E quando Tu riconoscerai che l'attuale stato delle cose è anormale. Quando in Te si rafforzerà il desiderio di cambiarlo. Quando avrai provato di tutto — dalla psicoterapia, dalle affermazioni, visualizzazioni, meditazioni, tecniche di PNL e corsi motivazionali di celebri guru fino al transurfing, all'ayahuasca, ai funghi e alla corretta impostazione delle intenzioni, e... scoprirai che tutto questo non funziona, oppure ha una durata limitata e alla fine si traduce in contraccolpi di pari intensità e di segno opposto, in crolli e burnout emotivi, allora Tu sarai d'accordo che sarebbe meglio che Dio ci fosse, e sarebbe meglio che Egli fosse Colui che non cerca la nostra adorazione, ma

aiuta noi stessi a diventare creatori della nostra realtà, ossia a padroneggiare la nostra immagine del mondo, a padroneggiare la capacità di cambiare il nostro modello di percezione.

Ecco a cosa ci serve Dio. Non per proteggerci dai pericoli e colmarci di beni, ma per insegnarci a padroneggiare la nostra coscienza, la nostra coscienza autenticamente divina, a creare la nostra realtà consapevolmente. Perché noi la creiamo comunque — ogni secondo, ogni istante — che ne siamo consapevoli o meno. Ma Dio può insegnarci come farlo in modo consapevole. Dio può aiutarci a cambiare il nostro modello di percezione, a uscire dallo stato di vittima per entrare nello stato di Creatore consapevole del proprio mondo.

Tu chiederai: perché dunque Egli non lo ha fatto prima? Perché ci ha condannati a questa esperienza di sofferenze, paure e lotta per la sopravvivenza, se tutto ciò era soltanto fede, fede nella realtà oggettiva, e questo può essere cambiato? È tutto molto semplice: perché Lui, un simile Dio, semplicemente non esisteva; Ti ricordo che Dio è una credenza collettiva, e noi come umanità abbiamo concepito e generato un simile Dio proprio come risultato delle nostre sofferenze, paure e lotte per la sopravvivenza.

Dio è il vertice dell'evoluzione della nostra coscienza, Questo è il Nostro Massimo Potenziale Collettivo. E lungo il cammino della nostra evoluzione, anche il nostro Dio come credenza collettiva si è evoluto: all'inizio era semplicemente una Forza Superiore, poi questa Forza divide Sé Stessa in due, e compaiono il Bene e il Male, la tentazione, il peccato,

la Legge e il Castigo per l'inadempienza, poi su uno dei poli si forma l'Immagine dell'Attrazione Universale, delle Supreme Qualità Divine e del Supremo Piacere, e infine compaiono l'Amore Divino e la Ragione Suprema, così Onnicomprensivi che Dio offre Sé Stesso in sacrificio per riscattarci dalla schiavitù (una schiavitù necessaria al nostro divenire), la schiavitù della coscienza duale e la schiavitù della realtà materiale.

Cambiavamo noi — cambiava anche la nostra fede, cambiava il nostro Dio. E ora Egli non si limita a riscattarci con il Proprio Sacrificio dalla schiavitù della fede precedente, ma insegna a noi stessi a essere dèi, a essere Amore, ad amare incondizionatamente e a со-creare l'Amore Stesso.

Cristo è il punto di accordo, e la nostra via — maturata dalla fede collettiva e dagli sforzi dei santi — per cambiare la nostra immagine del mondo, sia individuale che collettiva, il nostro modello di percezione. La via per padroneggiare Sé stessi. La nostra via per diventare creatori consapevoli dell'universo. Dell'intero creato. Della Coscienza Stessa, che genera da Sé l'intero creato.

Questo significa essere Dio: creare Sé Stesso da Sé, creare Coscienza dalla Coscienza. Noi siamo il Dio Collettivo. E proprio adesso Lo stiamo diventando.

E Cristo, preparando quest'opera come Dio Collettivo dei santi che si sono consacrati alla Sua creazione, rende

tutti noi dèi, riscattandoci dalla schiavitù delle antiche fedi e dell'esperienza duale affinché possiamo diventare particelle del Corpo dell'Unico Dio, aiutandoci a ritrovare l'integrità, unendo in noi i poli della coscienza duale — Dio e l'uomo, il Maschile e il Femminile, l'alto e il basso, il passato e il futuro — in un nuovo terzo termine, nell'Amore. L'Amore Che non ha mai avuto inizio e non cesserà mai di essere. L'Amore Assoluto, Incondizionato, Eterno. Nel Quale...

fonte: Радомир · «Причастие Любви»

WEBREATH · 11:11

«In every moment lies an opportunity to thank God for His infinite gift» — Communion of Love 2

Breath is one for all: everyone lives by it, whoever they are and whatever they believe. Every day at 11:11 local time people stop for sixty seconds, breathe, and thank GOD for the breath — each in their own words, each within themselves. In that minute we are One Breath.

WEBREATH — the Minute at 11:11, your own local time — we are One Breath